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Storie del bosco viennese

di Ödön von Horváth

Commedia popolare

 
   
 
Storie del bosco viennese
     
 
Drammi Spettacoli scuola dell'attore
Storie del Bosco Viennese : La Storia

Ödön von Horváth lavora a “Storie del Bosco Viennese” negli anni 1928/29 e durante il 1931. In quel periodo l’autore viveva a Berlino che era considerata la capitale del teatro di lingua tedesca e che in quegli anni della Repubblica di Weimar godeva di un clima culturale turbolento ma altamente stimolante. Nel 1931, mentre stava terminando “Storie del Bosco Viennese”, avvenne la prima rappresentazione di “Notte all’Italiana” che venne salutata con grande successo a Berlino e che in seguito venne rappresentata anche a Vienna decretando la fama di Ödön von Horváth come autore teatrale. Appunto nel Giugno del 1931 Horváth giunse a Vienna per assistere alla prima di “Notte all’Italiana” al Raimund Theater. Il 5 Luglio rilascia la seguente intervista “Sto giusto completando Storie del Bosco Viennese, una commedia popolare viennese, Reinhardt e Martin della Volksbühne di Berlino l’hanno già letta e uno dei due la metterà in scena in autunno.” Tuttavia nell’estate del 1931 anche il regista Heinz Hilpert lesse il pezzo e ne rimase talmente impressionato che si dichiarò subito disposto a metterlo in scena. Hilpert in quel periodo era regista presso il “Kuenstlertheater” di Berlino, ma era anche regista ospite al “Deutsches Theater” diretto Max Reinhardt. Dunque a metà settembre Hilpert iniziò le prove al Deutsches Theater di Berlino allora il teatro più importante della capitale tedesca. Prima del debutto di “Storie del Bosco Viennese” a Ödön von Horváth venne riservato il grande onore di essere insignito del Premio Kleist per il 1931 (il maggior premio tedesco per gli autori drammatici), cosa che scatenò una ridda di polemiche soprattutto ad opera delle frange filonaziste da sempre contrarie all’impegno e all’opera di Horváth. Il 2 Novembre 1931 “Storie del Bosco Viennese” fu presentato per la prima volta al Deutsches Theater riscotendo un enorme ed unanime successo anche grazie all’interpretazione dei maggiori attori del tempo fra cui ricordiamo Hans Moser e Carola Neher. La commedia venne replicata per 37 serate. Furono programmate altre rappresentazioni a Vienna e ad Amburgo ma la presa del potere da parte dei nazisti bloccò ogni ulteriore replica. La prima viennese si ebbe solo dopo la fine della guerra nel 1948.


Storie del Bosco Viennese : L’animo umano fra kitsch e banalità

Ödön von Horváth antepone alla sua commedia popolare “Storie del Bosco Viennese” la seguente dedica “Nulla quanto la stupidità dà il senso dell’inifinito”. Già questo indica quanto l’autore sottolinei l’estrema importanza della caratterizzazione piccolo-borghese e intrisa di banalità della sua commedia popolare.

Egli infatti costruisce un mondo dove la “decenza” appare regnare sovrana e incontrastata nascondendo in realtà un sottobosco di violenza e di soprusi tanto più gravi e prevaricanti poiché non spinti dalla malvagità ma dalla mancanza di sensibilità dei personaggi e dalla loro sostanziale stupidità. In questo mondo Horváthiano regna sovrano il kitsch inteso come marchiana dissonanza, stecca melodiosa che porta al grottesco, al difforme ammantato di buone parole e di apparenti buoni sentimenti.

Tutti i personaggi, anche i più negativi, appaiono spinti da preoccupazioni pratiche e prosaiche che apparentemente non dovrebbero nuocere a nessuno : Mago si occupa di trovare un buon partito a sua figlia, così la nonna e la madre di Alfred sono preoccupate per il destino del loro ragazzo; Valerie potrebbe sembrare animata dal desiderio di sistemarsi anche visto l’avanzare degli anni e lo stesso si potrebbe dire di Oskar alla ricerca di una buona e tranquilla moglie piccolo borghese. Tutti invece portano questi loro desideri agli esiti più malvagi proprio in virtù di una stupidità imperante che non permette loro di vedere oltre la piazza in cui vivono e in cui l’autore li costringe accentuando la valenza simbolica dei loro poveri mestieri. Non è un caso che Oskar faccia il macellaio, colui che perciò squarta le carni, che passa simbolicamente sopra i sentimenti in virtù di una morale ancorata ad un mondo che non esiste più. Valerie traffica in tabacchi e raccoglie le giocate del lotto chiaro rimando simbolico ad una certa trasgressione, ad un vizio ammantato di rispettabilità. Alfred gioca ai cavalli con i soldi di Valerie, usa le persone come gli animali facendole correre per lui. Infine Marianne lavora nella bottega dei giocattoli del padre, il personaggio più innocente, ancora ancorato al mondo della fanciullezza nonostante lo scheletro che incombe nella vetrina, l’unica che avrà una possibilità di sognare, di aprirsi sinceramente all’amore.

Proprio Marianne percepisce che il mondo intorno a lei non porta che stupidità confessandosi ad Alfred : “Sono contenta, almeno, che non sei uno stupido… Intorno a me non ho che degli stupidi. Anche papà non è certo una cima… “ (Prima parte, IV). Ma sarà proprio Marianne ad essere travolta da questa stupidità, dall’annichilimento di qualsiasi possibilità di evasione, dal ripetersi trito di rituali rassicuranti quali il walzer viennese, la gita fuori porta sul Danubio e le estrazioni del lotto tanto care all’ex Capitano austroungarico in pensione, ultimo retaggio ironico di un sogno di convivenza fra i popoli che verrà definitivamente travolto di lì a poco dall’avvento del nazismo.

Horváth, con il talento proprio dei grandi, ha avuto il merito di riconoscere in questa chiusura piccolo borghese, in questo trionfo del walzer, del kitsch e di una nuova cultura di massa disumana e disumanizzante i germi di quella rinuncia all’intelligenza da parte delle classi medie della fine degli anni venti e degli inizi degli anni trenta del secolo scorso, che aprirà la strada all’avvento della barbarie nazista. Indicativo è il fatto che il Mago non vuole ricordarsi o cerca di rimuovere la città tedesca da cui proviene il nipote invasato della nuova dottrina ideologica, oppure il ricordo costante dei bei tempi andati, stilema massimo di esaltazione della banalità. La chiusura nella propria “tranquilla strada dell’ottavo distretto”, la rinuncia al confronto, il ripetersi in riti stantii che nascondono un’oscenità di fondo, il non voler riconoscere i pericoli, lasciarono in quegli anni campo libero alla crescita del movimento nazista.

Eppure se pensiamo ai nostri giorni ritroviamo pur in un mondo ipercomunicativo, dove le distanze si sono azzerate, la stessa chiusura, la stessa ricerca di riti prosaici e banalmente rassicuranti e non solo in una certa mitteleuropea dove ancora regna sovrano il rituale dei concerti di capodanno, ma anche nella nostra organizzazione profonda della vita spesso racchiusa intorno al nostro piccolo mondo lavorativo, ai nostri mestieri e alle nostre competenze da preservare e ingigantire. Tanti piccoli uomini dalle molte qualità di musiliana memoria che invece di dibattersi nel declinante impero austroungarico (la musiliana kakania), navigano a vista nel mare di internet popolato dai forum settari dei gruppi d’interesse. La massima possibilità comunicativa rischia infatti di racchiuderci in altrettante “tranquille strade dell’ottavo distretto” che ci creiamo nel momento in cui rifiutiamo il confronto con chi porta istanze diverse dalle nostre, con chi sembra non avere argomenti in comune, infine con il mondo della porta accanto che è diventata oggi forse la vera frontiera.
...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Raffaello Malesci
     
Assistente alla regia   Alberto Cella
Luci   Eugenio Sacchella
Scene e costumi   Nadia Fezzardi
Decorazioni scenografiche   Nadia Fezzardi
Grafica   Danilo Furnari
Consolle tecnica   Alessandro Viespoli, Raffaella Baldino
Fotografie di scena   Daniele Beschi
     
Personaggi   Interpreti
Alfred   Alessandro Abate
La madre   Enrica Bertolini
La nonna   Ferdinanda Onofrio
Sig.ra Hierlinger   Adriana Doato
Valerie   Roberta Biondi
Oskar   Paolo Fioletti
Ida   Marisa Brami
Havlicek   Pierluigi Ferretti
Il capitano di cavalleria   Giancarlo Farina
Una signora   Chiara Stella Stizioli
Marianne   Jessica Federica Locatelli
Il mago   Achille Marai
Prima Zia   Chiara Stella Stizioli
Seconda Zia   Marisa Brami
Erich   Danilo Furnari
Emma   Ingrid Bodeo
Helene   Chiara Stella Stizioli
La baronessa   Marisa Brami
Il confessore   Ferdinanda Onofrio
La signora Americana   Annalisa Gatti
La Presentatrice   Ingrid Bodeo
     
     
       
       
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