Il Nodo Compagnia teatrale
 

Agamennone

di Eschilo

Tragedia

 
   
 
Agamennone
  • Emiliano Baresi
    Emiliano Baresi
  • Francesca Carini
    Francesca Carini
  • Coro
    Coro
  • Paola Franchini
    Paola Franchini
  • Mario Roberti e Francesca Carini
    Mario Roberti e Francesca Carini
  • Davide Cornacchione
    Davide Cornacchione
  • Bozzetto Laura Cuomo
    Bozzetto Laura Cuomo
  • Bozzetto Laura Cuomo
    Bozzetto Laura Cuomo
  • Bozzetto Laura Cuomo
    Bozzetto Laura Cuomo
     
 
Drammi Teatro classico
L'EVENTO TEATRALE NELL'ANTICA GRECIA
L'invenzione del teatro è uno degli apporti più rilevanti trasmessi dalla Grecia antica alla civiltà europea. Per la verità, la sede pressoché unica del teatro greco fu Atene, capitale dell'Attica, che nel V secolo a.C. vide nascere, fiorire e declinare la prima forma di democrazia, quella che porta il nome del grande statista Pericle. In un sistema come questo, in cui la partecipazione diretta all'amministrazione dello stato interessava una percentuale altissima della cittadinanza, qualsiasi evento culturale era, in senso lato, anche un evento politico: al fervido dibattito delle idee il genere tragico (come peraltro quello comico, ma in maniera del tutto diversa) contribuiva in maniera sostanziale, tanto che in epoca successiva Platone con disapprovazione avrebbe definito la democrazia periclea una 'teatrocrazia'. Le rappresentazioni drammatiche avevano luogo nell'ambito delle feste religiose in onore del dio Dioniso, in particolare le Grandi Dionisie, che si celebravano nel mese di Elafebolione (marzo-aprile) e in occasione delle quali giungevano ad Atene forestieri da tutto il mondo greco. Ai concorsi tragici erano dedicati tre giorni, nel corso dei quali altrettanti autori, selezionati da un magistrato, presentavano ciascuno un complesso di tre tragedie più un dramma satiresco (caratterizzato dalla compresenza di elementi tragici e comici). Un collegio di giudici scelti fra tutti i cittadini designava il vincitore. Un'ulteriore giornata era riservata alle rappresentazioni comiche.

Argomento delle tragedie erano nella stragrande maggioranza dei casi vicende mitiche, cioè eventi che si consideravano accaduti in un passato remoto, cronologicamente indeterminabile, e che il pubblico conosceva assai bene in quanto erano oggetto dell'epica, genere letterario da sempre fortunatissimo in Grecia. L'attenzione degli spettatori, pertanto, non si focalizzava sulla trama di queste opere, ma sulla rilettura che il drammaturgo ne dava e sulle problematiche - etiche, politiche, religiose, culturali - che egli sollevava. E' importante ricordare che lo spettacolo teatrale era un evento composito: oltre al testo, rigorosamente in versi, veicolo della comunicazione erano la musica e le coreografie. Molto significativo dell'importanza del teatro nell'Atene dell'epoca è il fatto che a provvedere alle spese degli allestimenti, in cambio di un'affermazione di prestigio personale, fossero facoltosi cittadini designati dal governo; altrettanto indicativa è l'istituzione, da parte di Pericle, di un contributo statale che consentiva anche ai cittadini più poveri di assistere agli spettacoli

L'ORESTEA E L'AGAMENNONE
L'Orestea di Eschilo (Agamennone, Coefore, Eumenidi) è l'unica trilogia del teatro attico pervenutaci intera e rappresenta un'interessante testimonianza di quale fosse la portata dello spettacolo cui l'eterogeneo pubblico ateniese del V secolo assisteva. La trilogia fu rappresentata nel 458 a.C., tre anni dopo la riforma costituzionale di Efialte, che aveva posto la basi per la costruzione dello stato pericleo: l'abolizione dei poteri politici del tribunale aristocratico dell'Areopago, con la limitazione della sua competenza alla sfera dei reati di sangue, era una tappa importante per l'affermazione della democrazia. Eschilo, dunque, porta in scena l'Orestea nel momento in cui la pòlis si sta plasmando e con quest'opera consegna all'eternità l'immagine del passaggio dal mondo arcaico alla nuova realtà della città democratica, riproducendo un carattere tipico della tragedia Attica, che rappresenta vicende del mito rivitalizzate dalla meditazione del presente.

Nella fattispecie la saga è quella degli Atridi, il casato legato con filo doppio a un destino di sventura e morte violenta, che in seguito Aristotele nella Poetica citerà tra le famiglie più adatte a costituire l'oggetto di una tragedia, per la sequela di delitti fra consanguinei che ne caratterizzano la storia: Il re di Argo Agamennone torna vittorioso dalla guerra di Troia, dopo dieci anni di assenza. Durante questo periodo sua moglie Clitemnestra, affiancata dall'amante Egisto, ha ordito un piano per vendicarsi dell'uccisione della figlia Ifigenia, sacrificata dal padre in Aulide all'epoca della partenza dell'esercito greco, affinché la dea Artemide non ostacolasse la spedizione. All'arrivo di Agamennone, dunque, la regina lo assassina insieme alla concubina che questi si è portato da Troia: Cassandra, la profetessa figlia del re nemico sconfitto. Nelle Coefore, 'portatrici di libagioni', è narrato il ritorno del figlio maschio di Agamennone, Oreste, che la madre ha esiliato da bambino, per timore che ostacolasse i suoi progetti. Egli, con l'appoggio della sorella Elettra, uccide Clitemnestra e fugge da Argo, perseguitato dalle Erinni, le mostruose furie vendicatrici suscitate dal matricidio. Le Eumenidi, infine, narrano l'arrivo di Oreste prima al tempio di Delfi e quindi, per ordine di Apollo che lo protegge, ad Atene, la città della dea Pallade. Per risolvere la contesa fra il matricida che sostiene le ragioni del suo gesto, e le Erinni, che vogliono punire orrendamente il suo delitto, la dea istituisce il tribunale dell'Areopago: il giudizio dei cittadini ateniesi, cui si aggiunge il voto decisivo di Pallade, è di assoluzione per Oreste. A questo punto le furie vorrebbero vendicarsi dell'intera città, ma Atena offre alle vecchie dee venerazione perpetua presso quella stessa comunità, in cambio della loro benevolenza. Le Erinni si trasformano in Eumenidi, cioè 'benigne', e la trilogia si conclude con un inno di benedizione per l'Attica. La riflessione eschilea è di natura etica, religiosa e politica. In essa si consuma il trapasso da un'ideologia arcaica, che concepiva l'infelicità umana come frutto dell'invidia degli dei, ad una visione nuova, che dischiude l'immagine di un cosmo ordinato, improntato al volere di Zeus e alla giustizia, che con esso coincide: la sventura è sempre il risultato di una colpa dell'individuo (o dei suoi familiari) e comunque, attraverso la sofferenza, l'uomo giunge alla saggezza.

Nonostante questo quadro almeno in parte rassicurante, è centrale nell'Agamennone - e in generale nella drammaturgia eschilea - il motivo del phòbos, la paura, spesso connesso ad apparizioni terrificanti, come i cadaveri del re di Argo e della profetessa troiana, nella prima tragedia, o il coro delle Erinni nelle Coefore. La stessa Clitemnestra è un essere mostruoso, la cui immagine si sovrappone di volta in volta a quella di un leone, di una vacca, di una cagna, di una serpe e finalmente a quella del demone vendicatore di Atreo: ha tratti animaleschi e diabolici questa donna che compie azioni da uomo. Ma l'atmosfera di angoscia è alimentata in gran parte dalle parole del coro che ora rievoca con dolore fatti di sangue, ora allude misteriosamente a pericoli incombenti ed innominabili, ora manifesta inquietanti presentimenti di sventura che esso stesso non sa spiegare.

Il clima di terrore nell'Agamennone è giustificata dal fatto che questa tragedia, che apre la trilogia, rappresenta il 'mondo di prima', quello antecedente l'avvento dell'ordine politico: una realtà tribale governata dal diritto del ghénos (la famiglia aristocratica) e quindi dalla legge del taglione, che fa sì che un reato di sangue generi una catena senza fine di atti consimili. Ciò pone, ovviamente, il problema della Giustizia, dato che ciascun individuo sembra averne una sua personale, che legittima anche i crimini più orrendi. A tale dilemma Eschilo, che pure è considerato il più religioso dei tre grandi tragici greci, dà nelle Eumenidi una risposta tutta -o quasi- umana: ciò che consente di spezzare la catena di sangue è la costituzione di un nuovo ordine, in cui le leggi dello stato si impongono su quelle private del ghénos. Ed è evidente la portata politica che questo messaggio doveva avere all'epoca della nascita della pòlis democratica, in un momento di tensioni sociali tra conservatori che cercavano di difendere antichi privilegi e progressisti che miravano ad un rinnovamento radicale dello Stato. Tanto più che, parlando proprio dell'Areopago, Eschilo interveniva in un dibattito politico estremamente attuale, schierandosi dalla parte dei democratici che avevano voluto limitare le competenze di quel potente tribunale alla sola sfera dei reati di sangue.

Raffaello Malesci
...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Raffaello Malesci
     
Scene e costumi   Laura Cuomo
Luci   Maurizio Balzarini
Musiche originali   Nicola Peri
Consolle tecnica   Maurizio Balzarini
Trucco e acconciature   Laura Furlani
Figurinista   Roberta Biondi
Sartoria   Mariuccia Schivardi, Anna Furlani
Fotografie di scena   Daniele Beschi
Relazioni esterne   Raffaella Bazzoli
Grafica   Francesca Carini
     
Personaggi   Interpreti
Agamennone   Emiliano Baresi
Clitemnestra   Francesca Carini
Vedetta/Araldo   Davide Cornacchione
Cassandra   Paola Franchini
Egisto   Mario Roberti
Corifeo   Monica Bioni, Silvia Quarantini, Elisa Rocca
Coro   Emiliano Baresi, Monica Bioni, Davide Cornacchione, Paola Franchini, Laura Furlani, Silvia Quarantini, Mario Roberti, Elisa Rocca, Michela Tobanelli
     
     
Ringraziamenti   Parrocchia di Colombare di Sirmione
Circolo A.N.S.P.I. di Sirmione
Teatro Telaio di Brescia
CONDIR Az. Agricole di Montichiari
Don Pietro Terraroli
Alberto Cella
Bresciana Grondaie, Padenghe
       
       
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