Il Nodo Compagnia teatrale
 

Il bugiardo

di Carlo Goldoni

Commedia

 
   
 
Il bugiardo
     
 
Commedie Teatro di intrattenimento
“Spiritose Invenzioni” del Bugiardo
Scrive Carmelo Alberti: 'Nella primavera del 1750 'Il bugiardo' viene messo in scena dalla troupe di Girolamo Medebach prima a Mantova, poi a Milano; in autunno approda sul palcoscenico del Teatro di San Angelo a Venezia, ottenendo un buon successo. Nella prefazione all'edizione Paperini (1753) Goldoni precisa con cura i modelli d'ispirazione: lo fa per sfuggire all’accusa d’'impostura', che suonerebbe incoerente all’interno di un lavoro contro l'inganno. Pur ispirandosi al 'Menteur' (1642) che Corneille ha ricavato – a sua volta – dalla 'Verdad sospechosa' (1630) di Alarcòn, Goldoni afferma di aver svolto l’intreccio in modo originale, adattandolo al gusto di un pubblico eterogeneo. Per dare 'risalto' ad un carattere nefasto, lo oppone a quello di un 'timido'; il congegno comico funziona per merito del fervore del bugiardo che, in balìa di un vizio assurdo, non sa fare a meno di enunciare una falsità dopo l’altra, con una fecondità tale 'che una ne suol produr più di cento, e l’une han bisogno dell’altre per sostenersi'.
Il Bugiardo e Don Giovanni: le affinità elettive

Note di regia
A Goldoni è affidato il merito della grande riforma del teatro italiano, del passaggio epocale dell’arcaico teatro della commedia dell’arte a quello più strutturato detto moderno.

Sostanzialmente si passa dall’interpretazione a soggetto a quella da copione. In pratica se nella commedia dell’arte il soggetto, ovvero la maschera, è il cardine su cui ruota il canovaccio che delimita il confine dell’improvvisazione, nel teatro moderno il copione è il punto di partenza sul quale costruire un allestimento.

A Goldoni viene attribuito il primato della stesura scritta. L’esperto commediografo sa che il cambiamento non può essere radicale ed immediato, conosce le proprie risorse e le sfrutta con maestria. Le maschere non muoiono da un giorno con l’altro ma si estinguono gradualmente man mano il successo della commedia in prosa aumenta.

L’iter artistico dell’autore parte dalle commedie degli anni ’40 dove le maschere sono ancora tali, finoa ad arrivare agli anni ’50 e ’60, quelli della maturità e della produttività, della grande scommessa di scuotere la disattenzione del pubblico nei confronti del teatro, delle sedici commedie in un anno (stagione 1750-1751); in questo periodo le maschere si confondono con i personaggi, abbandonano il loro carattere fisso, interagiscono con la scena, seguono un intreccio scritto e battute da copione. Solo dopo arriveranno gli anni della Comédie Italienne, dove ormai le maschere non esistono più.

Io credo nei percorsi storici, credo che i cambiamenti, per quanto rivoluzionari, si avverino quando giungono a maturazione, non credo ai primati. Mi piace quindi immaginare Goldoni come il portavoce di un malcontento più generalizzato, di un esigenza di cambiamento, il traghettatore del teatro comico verso una sponda più istituzionale. In realtà il prolifico innovatore invecchia presto e le sue commedie, sempre di grande richiamo, non riescono a trovare soluzioni più evolute, rimangono uguali a se stesse. La configurazione dell’intreccio resterà immutata, gli amanti bassi e alti incrociano i loro destini generando equivoci, Pantalone e Balanzone acquistano più spessore, diventano Conti e Baroni, ma continuano a muoversi sul medesimo sfondo e così pure i servi e gli altri personaggi.

Non possiamo dimenticare l’importanza di Goldoni per la diffusione della lingua italiana, ma nemmeno l’aspetto libertino del suo carattere, l’incredibile modernità del su pensiero riguardo alle differenze di classe, al pacifismo, concetti e definizioni assolutamente incomprensibili per l’epoca. Egli rimane nella memoria storica come l’uomo di teatro, il commediografo, non il poeta, il letterato, l’intellettuale, ma semplicemente il maestro d’arte.

Ne “Il Bugiardo” (commedia del 1751) balza immediatamente alla luce il grande sforzo di mediazione dell’autore. Da una parte la voglia, probabilmente, di esprimere concetti più raffinati, pur rimanendo comprensibile e godibile, ad una fascia di pubblico più ampia e di diversa estrazione, dall’altra la consapevolezza di dover mettere in scena un testo con attori-maschera forzandoli verso modalità recitative assolutamente diverse da quelle della commedia dell’arte.

Il nostro allestimento vuol rimarcare questa sfumatura pratica del testo. Le maschere indossano abiti d’epoca, non i costumi tradizionali dei quali rimangono solo alcuni cenni : Arlecchino ha solo una parte d’abito a pezze colorate, del dottor Balanzoni rimane solo la parrucca e così per tutti gli altri personaggi. L’influenza della commedia dell’arte è valorizzata nelle posture e nelle movenze classiche delle maschere poste come vincolo di partenza allo studio dei personaggi, e dalla libertà d’improvvisazione nelle scene di raccordo.

Per mantener fede all’intento di proporre una rilettura del testo moderna e attuale l’allestimento scenico mira alla sobrietà e alla versatilità. Quinte mobili ritraggono scorci d’interni ed esterni immortalati in uno spazio temporale etereo, sospeso tra la Venezia immobile dell’immaginario collettivo e i tessuti moderni dei costumi e dei drappi, pochi elementi scenici mantengono nuda la quadratura del palcoscenico; i movimenti fuori scena sono spesso visibili dal pubblico. Tutto questo per richiamare nello spettatore la sensazione di assistere a uno spettacolo di strada proponibile ovunque come nella tradizione della commedia dell’arte.

A. Cella



...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Alberto Cella
     
Scenografia   Nadia Fezzardi
Costumi   Raffaello Malesci, Nadia Fezzardi
Luci   Eugenio Sacchella
Consulenze interpretative   Luca Pezzoli
Consolle tecnica   Danilo Furnari, Guido Paratico
Assistente di palcoscenico   Alessandro Viespoli
Sartoria   Mariuccia Schivardi, Luisa Danesi
Costruzioni scenografiche   Maurizio De Antoni
Segreteria   Federica Ghidini, Serena Signori
Fotografie di scena   Maurizio Balzarini
     
Personaggi   Interpreti
Lelio   Alberto Cella
Pantalone   Davide Cornacchione
Balanzone   Raffaello Malesci
Ottavio   Danilo Furnari, Eugenio Sacchella
Florindo   Francesco Buffoli
Arlecchino   Severino Boschetti
Brighella   Daniele Bottini
Colombina   Valeria Bisoni
Rosaura   Silvia Pipa
Beatrice   Laura Gavelli, Delia Baronio
     
     
Ringraziamenti   Comune di Calcinato, assessorato alla cultura
Aziende Agricole CONDIR SAS
       
       
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