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Le donne a parlamento

di Aristofane

Commedia

 
   
 
Le donne a parlamento
  • Davide Cornacchione e Monica Bioni
    Davide Cornacchione e Monica Bioni
  • Paola Franchini
    Paola Franchini
     
 
Commedie Teatro classico Spettacoli scuola dell'attore
'Le donne a Parlamento' ha la caratteristica di non essere stata scritta nel quinto secolo, a cui appartiene la quasi totalità della produzione di Aristofane, ma nel quarto secolo più precisamente nel 395 a.c. . Questa osservazione non è di carattere secondario, poiché l'opera si iscrive in un periodo in cui l'impero ateniese era ormai tramontato dopo la sconfitta nella trentennale guerra del Peloponneso e l'egemonia, anche culturale, di Atene si andava stemperando in una visione più vasta, che di lì a poco amplierà definitivamente l'ormai stretto orizzonte delle poleis greche all'impero universale di Alessandro. Non possiamo pensare che questa mutata situazione storica non abbia influenzato la produzione di Aristofane, sempre così attento agli accadimenti politici della sua città. 'Le Donne a Parlamento' è infatti opera atipica se confrontata con la produzione precedente e similare del commediografo greco. L'opera che presenta con essa maggiori similitudini è sicuramente la 'Lisistrata' ( 412 - 411 a.c. ), che all'interno delle opere dedicate dal poeta alla ricerca della pace, le altre sono 'La Pace' ( 421 a. c.) e 'Gli Acarnesi' ( 425 a.c. ), è l'unica che se ne occupa dal punto di vista delle donne richiamando in tal senso in maniera esplicita la nostra commedia. Anche nella 'Lisistrata' le donne, capeggiate da quest'ultima, prendono l'iniziativa e, attraverso il famoso sciopero delle prestazioni sessuali, mirano ad ottenere la pace nella guerra contro Sparta. Le similitudini sono perciò evidenti : in entrambe le commedie troviamo delle donne coalizzate e capeggiate da una di loro, che, sovvertendo le regole sociali su cui sino ad allora si basava la città, vogliono ottenere un certo risultato. Differente è ovviamente lo scopo dato il diverso periodo storico, ma non solo, differente è il respiro delle due commedie.

Nella 'Lisistrata' si vuole esplicitamente assicurare un avvenire alla Grecia intera : '...l'avvenire della Grecia dipende solamente dalle donne', e per attuare questo Lisistrata organizza una lega di tutte le donne greche. Nelle 'Donne a Parlamento' invece, l'orizzonte si è ristretto alla sola città di Atene con l'intento di migliorarne l'organizzazione interna. Antitetica però è anche la tensione dei due personaggi principali nel cercare di conseguire quanto proposto : Lisistrata è convinta fino in fondo della necessità della pace e lotta aspramente per ottenerla, Prassagora invece, la protagonista delle 'Donne a parlamento', lancia una proposta iniziale e la concretizza a dire il vero abbastanza facilmente, ma scompare nel finale quando si evidenziano tutti i difetti del comunismo proposto dalle donne. Da una parte abbiamo un personaggio coerente, che prende una risoluzione e fa di tutto per attuarla, dall'altro troviamo un personaggio che inizia con slancio ma che si perde, addirittura scompare nel finale, lasciando libero sfogo agli eventi non controllati. Da questo modo completamente differente di trattare due personaggi sicuramente molto simili, comprendiamo il profondo cambiamento avvenuto in Aristofane e negli Ateniesi dopo la definitiva sconfitta subita ad opera di Lisandro. Ciò che si decide ad Atene ormai non è più fondamentale per le sorti del mondo, la capitale dell'Attica non è che una città fra le altre e le risoluzioni ateniesi non hanno più la forza di imporsi, nemmeno culturalmente. Aristofane ci comunica questo messaggio più volte nella sua commedia, da una parte con l'eclissarsi di Prassagora nel finale, in cui si evidenziano nettamente i pesanti limiti del sistema proposto, ma dall'altra anche con la scarsa resistenza opposta dagli uomini in assemblea allorché viene proposto di affidare il governo alle donne. Se fin dall'inizio Prassagora stessa non crede forse fino in fondo a ciò che professa, tanto meno se ne interessano gli altri cittadini che si recano a parlamento solo per riscuotere l'obolo di presenza. Pensiamo poi alla differente reazione del coro dei vecchi nella 'Lisistrata', dura, quasi violenta, e al dialogo fra Prassagora e Blepiro quando quest'ultima gli illustra le nuove regole, dialogo giocato sul filo del disinteresse da parte di Blepiro che reagisce alle nuove regole ritenendole uno dei tanti esperimenti, forse neanche l'ultimo, di un organismo statale che non è più l'interesse principale dei cittadini.

Chiarissima nelle 'Donne a Parlamento', rispetto alla 'Lisistrata' o anche agli 'Acarnesi', è la completa mancanza di un respiro universale, per cui la presa del potere da parte delle donne non influisce più su temi panellenici ma semplicemente sui tre temi terreni con cui si conclude lo svolgimento dell'esperimento : la divisione dei beni, l'esperienza sessuale e il cibo. E' indicativo che Prassagora non intervenga a riportare ordine allorché un cittadino si rifiuta davanti a Cremete di mettere i beni in comune, o nell'episodio finale delle megere, come invece fa Lisistrata impedendo alle donne di venire meno al giuramento, ma riappaia solamente nel finale per banchettare come se tutto andasse per il meglio. Atene non può più aspirare ad essere fonte di cambiamento perché ormai il suo ruolo è secondario, così come è secondario il ruolo dei suoi cittadini e dei suoi capi.

Prassagora stessa non ha più il piglio condottiero di Lisistrata, ma è solo una portavoce intraprendente, il capo di una realtà provinciale. Nuovo in questo senso è anche l'utilizzo del coro, non più parte attiva come nella 'Lisistrata', ma semplice spettatore, come in fondo spettatori sono tutti i personaggi, tutti in attesa degli sviluppi più che attori di un avvenimento importante, tutti in fondo abbastanza simili se non per le caratterizzazioni comiche che li distinguono. Intercambiabili potrebbero essere le due donne del dialogo iniziale, così come lo sono le vecchie del finale, ma anche Blepiro e Cremete, pur con caratterizzazioni marcate, potrebbero facilmente scambiarsi i ruoli poiché entrambi si fanno trascinare dagli eventi, si adattano senza problemi.

Aristofane sembra volerci comunicare che sia i personaggi, sia il popolo non hanno più niente da dire, poiché tutti hanno perso fiducia nelle loro azioni e nei loro pensieri annullati da un mondo diventato improvvisamente troppo vasto. Ed è l'impotenza che crea il disinteresse, in parte anche nel poeta che si adagia a volte in una comicità fine a se stessa. I personaggi ricordano le figure di un vaso, viste tutte insieme indistinguibili le une dalle altre, e tutto questo perché Atene ha perso la capacità di egemonizzare culturalmente il mondo greco. In questo senso le 'Donne a Parlamento' risulta essere fra le commedie di Aristofane la più attuale, proprio perché anche il mondo moderno si confronta con un allargamento indefinito dei confini e delle comunicazioni, il che rende ognuno di noi, nonostante tutti i nostri sforzi, una delle tante figure rosse nelle infinite sale straboccanti di vasi di un moderno museo.

Raffaello Malesci
...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Raffaello Malesci
     
Costumi   Sara Gicoradi
Luci   Maurizio Balzarini
Coreografie   Sonia Baccinelli
Sculture e installazioni   Emanuela Buizza
Assistente alla regia   Davide Cornacchione
Consolle tecnica   Andrea Pozzi
Fotografie di scena   Gloria Fenaroli
Relazioni esterne   Raffaello Malesci
Assistente alla scenografia   Monica Bioni, Paola Franchini, Sandra Colturi, Elena Danesi
Grafica   Maurizio Balzarini
     
Personaggi   Interpreti
Prassagora   Paola Franchini
Blepiro   Nicola Abate
Cremete   Arturo Lombardi, Alberto Cella, Enrico Pacentra
Un cittadino   Antonio Geroldi, Mario Roberti
L'ancella   Silvia Quarantini
Corifea   Francesca Carini
Il giovinetto   Davide Cornacchione
La giovinetta   Monica Leali, Elena Danesi
I vecchia   Michela Tobanelli, Luisa Cornacchione
II vecchia   Anna Danesi
III vecchia   Monica Bioni
L'aralda   Sandra Colturi, Anna Danesi
Coro delle donne   Paola Franchini, Monica Bioni, Silvia Quarantini, Sandra Colturi, Michela Tobanelli, Elena Danesi, Luisa Cornacchione, Laura Furlani, Elisa Rocca, Mara Zigliani
     
     
Ringraziamenti   Le musiche dello spettacolo sono interpretazioni moderne dei ritrovamenti frammentari della musica greca antica,
realizzati con riproduzioni di antichi strumenti dall'Atrium Musicae de Madrid, sotto la direzione di Gregorio Panagua. Edizioni Harmonia Mundi, France.

Foto Gek di Montichiari
il Teatro Telaio di Brescia
CONDIR Az. Agricole di Montichiari
Costruzioni in ferro per l'edilizia, Sig.ri. F.lli Battista e Giancarlo, Centenaro
       
       
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