Il Nodo Compagnia teatrale
 

Vinzenz e l'amica degli uomini importanti

di Robert Musil

Farsa in tre atti

 
   
 
Vinzenz e l'amica degli uomini importanti
     
 
Commedie
'Vinzenz e l'amica degli uomini importanti' è una farsa in tre atti di Robert Musil, scritta nel 1923. In essa viene rappresentato il corteggiamento insistente di una serie di uomini 'importanti', musicisti, politici, storici, nei confronti di Alfa, una dama dell'alta società austriaca che illude tutti i suoi spasimanti con una falsa e artificialmente costruita sicurezza. Alfa risulta per altro sposata, ma solo a seguito di un matrimonio combinato dalla famiglia quando ella era giovanissima, con il Dott. Apulejus Halm, che le fornisce e contribuisce a mantenere, almeno a suo dire, come critico ed esperto d'arte, l'aura aristocratica e artistica che si respira nella sua casa viennese. All'interno di questa storia di corteggiamento farsesco ed equivoco si inserisce il personaggio di Vinzenz, amico d'infanzia e forse amante anch'egli un tempo di Alfa. Quest'ultimo rappresenta l'elemento estraneo, colui che non è possibile definire con certezza, né come conoscente, né come amico, né tanto meno come espressione di una professione o di un ceto sociale. E' in fondo Vinzenz che viene a rompere un equilibrio, è lui che ricorda ad Alfa la sua giovinezza, i sogni infranti col passare del tempo, nel consueto svolgersi degli amori e della vita mondana. La sua rinnovata presenza fa riaffiorare i dubbi di Alfa e inquieta tutti gli spasimanti, in particolare il più prominente fra essi, Baerli, il grossista consigliere di stato. Tutti questi uomini sono caratterizzati da una qualità ben precisa, tanto che solo Baerli ha un nome, mentre gli altri sono definiti unicamente per il mestiere che esercitano. Essi non spiccano perché persone, dotate di un nome, ma per ciò in cui si sono specializzati. L'uomo viene annullato dalla professione.

E' Vinzenz invece colui che non vuole avere una qualifica, che non vuole essere definito né catalogato, colui che tenta di uscire da un mondo dove si viene considerati solamente per quello che si fa o si esercita. Vinzenz sfugge a questo schema, poiché egli non si dichiara, non ha un'occupazione che lo definisce, risulta perciò un elemento destrutturante, cangiante, sospetto. Egli mette in crisi le sicurezze di Baerli, mette in crisi la vita di Alfa, risolvendo però ogni cosa con l'ironia. E' antitetico a tutti i personaggi, poiché ognuno di essi si prende terribilmente sul serio, egli invece invita continuamente a giocare con le proprie convinzioni, cozzando in questo modo contro una mentalità a lui non omogenea, ma riuscendo tuttavia a stemprare ogni tensione in una visione farsesca. Il comico deriva proprio da questo, Vinzenz porta tutti gli altri personaggi a recitare e a rendersi conto di stare recitando senza tuttavia acquisire la consapevolezza che questo scoprirsi attori è solo la rivelazione momentanea di una situazione che stavano vivendo fin da quando hanno scelto la loro qualità, il loro ruolo nella società.

Il ridicolo si riduce in fondo ad un millimetro quadro, come ribadisce Musil nel suo capolavoro, 'L'uomo senza qualità' : 'Ogni essere umano in principio medita su tutta quanta la vita, ma quanto più medita, tanto più il campo si restringe. Quando è maturo, tu hai davanti a te un individuo che di quel preciso millimetro quadrato sa tutto, nel mondo intero saranno tutt'al più due dozzine di uomini a intendersene così; egli vede che tutti gli altri che ne sanno di meno dicono sciocchezze a proposito del suo millimetro, eppure non può muoversi perché se si sposta anche di un solo micromillimetro dice sciocchezze anche lui.' ( Robert Musil, L'Uomo senza qualità, Torino, Einaudi, cap. 63, pag. 297 ) Questo vale anche per Alfa che, forse in maniera più consapevole, si è costruita la mansione di protettrice degli uomini che la circondano. Questi riescono ad essere loro stessi proprio perché lei, per le brevi ore di comunione, fa loro notare l'insulsaggine dei campi e delle professioni a cui si dedicano. Alfa è in questo senso un personaggio particolarissimo, non si comporta con gli uomini importanti secondo una logica ma solo in virtù di un contrasto, di una volontà di contraddizione. Ella riesce a mettere in crisi Baerli proprio perché egli è il potere sublimato al massimo grado, il potere borghese del denaro, mentre Apulejus Halm incarna maggiormente il disincanto legato all'aristocrazia, forse un blando tentativo di essere il contraltare maschile di Alfa. L'indifferenza di quest'ultima fa crollare le convinzioni del consigliere nazionale, perché egli è qualcuno in funzione dei suoi averi o almeno in funzione di qualche cosa di oggettivo. Da qui la sua proposta di matrimonio, il tentativo di imbrigliare Alfa in una convenzione per lei inaccettabile. Vinzenz, invece, giunge bruciante come un ricordo, rivelandole che anch'essa si è adagiata in questo suo ruolo, sviluppando a 'qualità' la capacità di avvilire e controllare uomini con spiccate qualità. Quando anche per lei si profila la crisi, la stessa che aveva attanagliato il grossista Baerli, sembra non esserci via di uscita, la vita si è improvvisamente essiccata nell'insulsaggine del tempo che trascorre, ecco allora che Vinzenz, nel massimo momento di tensione, in cui la farsa sembra trasformarsi in dramma, applaude, di nuovo ribalta la scena in ambito teatrale. Bisogna applaudire Alfa perché recita una parte tragica in maniera magistrale; ancora una volta tutti ci credono, ma non solo, anch'essa accetta il gioco, poiché, come Vinzenz, capisce che al lento turbinio della vita non c'è soluzione, esso comunque ci avviluppa lentamente nella routine, nella noia, in un gioco di carte borghese e sconsolato. Vinzenz ha colto da sempre questa verità : egli forse sperava di condurre Alfa sulla sua strada, sperava ancora nella possibilità di un cambiamento e tenta di ottenerlo attraverso un imbroglio dei più banali, perché forse il denaro, visto come la possibilità di essere e di diventare qualcosa di altro, come la realizzazione di un desiderio inesprimibile, è un elemento, come del resto la matematica, unica cosa in cui Vinzenz ammette di essere esperto, completamente astratto e perciò apportatore di una totale possibilità onirica. Essi nel loro dialogo centrale si abbandonano a questi sogni impossibili, anelando ad un'altra realtà che cozza con quanto Alfa è oggi, e con quanto propongono gli altri spasimanti, Baerli in primo luogo. Quest'ultimo offre all'inizio ad Alfa una vita di fiaba, tuttavia interamente connotata di realtà, di calcolo, di programmazione, così che per lei il sogno diviene costruito e perciò inaccettabile.

Vinzenz invece infonde nelle sue fantasticherie l'assurdità dell'irrealizzabile ed è questo che affascina Alfa. Sarà la realtà ed i suoi difensori, gli uomini importanti, a distruggere anche i sogni, a mettere Alfa davanti ad un'alternativa terribilmente pratica e borghese : ritornare cioè a vivere con il marito, sessualmente innocuo, mantenendo un ménage amoroso che ormai è connotato da routine. Alfa cerca di ribellarsi, vorrebbe anche concedersi totalmente a Vinzenz, ma è lui che, in questo caso, rifiuta. In questa scena si manifesta tutto il titanismo senza speranza del personaggio : egli è consapevole dell'impossibilità dei sogni. E' la sua superiore diversità che non si lascia ingannare da nessun miraggio. Sapendo di non avere qualità, o meglio, di non avere gli stimoli per tradurle in pratica, e perciò non illudendosi di poter costruire qualche cosa, egli infine si adatta ad una vita randagia, senza senso apparente, ma è l'unico fra gli uomini della farsa a rendersene conto. Di conseguenza rifiuta Alfa e il suo momentaneo abbandono. Questo è forse il grande imbroglio di Vinzenz, compiuto non verso il mondo o verso Alfa, ma all'inizio proprio verso se stesso, quando spera, ritornando, di poter ancora indulgere nei sogni di una gioventù che la sua anima non ha forse mai conosciuto veramente. Nel rifiuto di Vinzenz c'è tutta la disillusione di Ulrich, il protagonista dell'Uomo senza qualità, quando dinanzi alla bara del padre, in vita un importante senatore e giurista, gli legge nel volto terreo un ultimo messaggio : 'Io sono vissuto qui e mi sono comportato com'era richiesto, e adesso riparto'.

Il messaggio pare a questo punto totalmente negativo, ma non è così, non troviamo in Musil le esplosioni finali e distruttive di Canetti, ma l'ironia supportata dalla consapevolezza. L'importante è conoscere questa situazione umana e ciò è ribadito con forza nel Regno Millenario, la terza parte del capolavoro musiliano : '...si potrebbe anche dire che abbiamo due destini : uno mobile e senza importanza, che si compie, e un altro immobile e importante, che non si conosce mai.' Il primo si compie perché programmato, intriso di razionalità, imposto dalla società massificata : 'Ciò che oggi si chiama ancora destino personale sarà sostituito da eventi collettivi e interpretabili mediante la scienza statistica...' o ancora : 'Oggi il destino fa piuttosto l'impressione del movimento sopraordinato di una massa, ci stiamo dentro e siamo trascinati col resto.' (Op. cit. pag. 817 - 818). Qui Musil non sembra lasciare speranza, ma poi l'uomo si aggrappa al suo destino mobile, Vinzenz ce lo dimostra, ed è questo che permette di vivere non conoscendo e perciò sentendosi individualità affermata al di sopra della pressione della massa. I personaggi di Musil, sia Vinzenz che Ulrich, non rifiutano la società, non incarnano un ideale di ribellione, ma interagiscono con essa da una posizione di maggiore consapevolezza adattandosi al loro destino mobile, senza fratture insanabili ma nemmeno comportandosi 'come richiesto'. La chiusa della farsa immerge nuovamente lo spettatore nell'ironia, Alfa rifiuta il marito, nuovamente in omaggio al suo ruolo rifiuta gli accadimenti preordinati, ma solo per divenire amante di un uomo ancora più ricco. A Vinzenz non resta che scegliere un futuro da domestico perché è questo l'unico modo di sfuggire al pensiero, di sfuggire a scelte che sa ormai essere impossibili e inattuali : 'Se non si riesce a trovare la propria vita, bisogna seguire quella di un altro. E allora la miglior cosa è non farlo per entusiasmo, ma per denaro. Per un uomo ambizioso non esistono che due possibilità : creare qualcosa di grande o fare il domestico'. L'ironia diviene qui espressione del grottesco, gli uomini importanti non sono altro che domestici di una parte del loro spirito alla quale hanno permesso di prendere il sopravvento. Perciò creare qualcosa di illusoriamente grande e fare il domestico risulta per Musil infine essere la medesima cosa, solo a due livelli di consapevolezza diversi. Vinzenz ne è consapevole, gli uomini importanti che lo circondano non sono che caricature, l'unica via possibile è la vita di servizio, la noia forse, ma con la consapevolezza della verità, con la lucida coscienza, per una volta, di non recitare, o se non altro, di recitare sapendo di farlo. Egli propone anche ad Alfa la stessa scelta, prevedendo tuttavia che ciò per lei sarà impossibile, perché, per quanto simili, Alfa non riuscirà a staccarsi completamente dai suoi sogni di bellezza e di ricchezza, in una parola, di particolarità. Non riuscirà a rinunciare al sole della vita, alla volontà di rappresentare una caricatura di se stessa. In Vinzenz, come anche nella civiltà austriaca del primo novecento, questo sole si è da lungo sciolto nel brodo nutritivo della banalità.

Raffaello Malesci
...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Raffaello Malesci
     
Scene e costumi   Sara Gicoradi
Luci   Maurizio Balzarini
Assistente alla regia   Davide Cornacchione
Sculture e installazioni   Emanuela Buizza
Consolle tecnica   Luisa Cei
Assistente di palcoscenico   Elisa Rocca, Andrea Pozzi
Assistente alla scenografia   Andrea Pozzi
Fotografie di scena   Gloria Fenaroli
Relazioni esterne   Raffaella Bazzoli
Figurinista   Eugenio Lavelli
Trucco e acconciature   Alice Cairoli
Sartoria   Luisa Danesi, Cherie Glower, Mariuccia Schivardi, Mario Fraccaroli, Tilde Scalvini, Elisa Maestri
Grafica   Maurizio Balzarini
     
Personaggi   Interpreti
Vinzenz   Alberto Cella
Alfa   Gloria Fenaroli
Bãrli   Vittorio Cominardi
Apuleius Halm   Giuseppe Masneri
L'amica   Cristina Scalmana
Il politico   Luca Pezzoli
Il musicista   Davide Cornacchione
Lo storico   Daniele Bottini
Il riformatore   Cesare Ferrari
Marek   Emiliano Baresi
     
     
Ringraziamenti   Istituto Austriaco di Cultura di Milano per il sostegno
Signora Susanne Schimid, Viceconsole austriaco a Milano
Dott.ssa Bruna Gaffurini, Ass. Cultura Comune di Calcinato
Pietro Arrigoni
Comune di Calcinato
Foto Gek di Montichiari
Teatro Telaio di Brescia
CONDIR Az. Agricole di Montichiari
Sig.ri Angelo e Giovanna di Demodamour
       
       
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