Il Nodo Compagnia teatrale
 

Trappola per topi

di Agatha Christie

Commedia gialla

 
   
 
Trappola per topi
     
 
Commedie Teatro contemporaneo
Questo giallo, nonostante se ne conosca l'epilogo da quarant'anni, continua ad essere avvolto nel mistero, continua ad essere aperto all'interpretazione, continua ad essere attuale. Otto personaggi, otto porte, otto infelici, otto passati, otto futuri; tutti lontani uno dall'altro, tutti soli nel loro piccolo mondo interiore, tutti protesi verso una speranza, verso un mondo migliore, tutti destinati al fallimento. Perché la solitudine è fallire, perché il rifugiarsi nella formalità, nell'esteriorità vuol dire nascondersi ed infine avere paura. I personaggi non si toccano, non agiscono insieme, non seguono vie congiungenti e quando comunicano fra di loro non vanno al di là della semplice esposizione. All'inizio e alla fine i personaggi sono soli e la vicenda non apporta alcun cambiamento personale. Nella nostra odierna società queste sono caratteristiche piuttosto comuni. C'è una soluzione ? Forse, ma è lo spettatore che deve rispondere.

Impostazione scenografica
Le scene ideate da Domenico Franchi costruiscono un ambiente che si affaccia su otto aperture, tante quante i personaggi, insinuando in tal modo nello spettatore l'idea quasi di un labirinto o comunque di una casa con molteplici uscite, di una casa insomma in cui i personaggi si muovono con una certa difficoltà a volte perfino con disagio. Il decoro, ispirato a tappezzerie inglesi di epoca Vittoriana, vuole trasmettere l'idea di un'antica ricchezza ormai inesorabilmente in declino. Cosa ribadita dai pochissimi mobili di stile estremamente rigoroso. I costumi devono invece suggerire la costrizione sociale in cui si trovano i personaggi e perciò oltre ad essere estremamente formali, risultano per molti personaggi rigidi, quasi gabbie in cui questi sono costretti a vivere.

Trappola per topi di Agatha Christie andò in scena per la prima volta il 10 ottobre 1952 e da allora ha battuto tutti i record in fatto di successo e di repliche nei teatri londinesi. Questa è una storia nota e non è necessario dilungarsi troppo, anche in considerazione del fatto che in Italia risulta essere un testo rappresentato di frequente soprattutto dalle compagnie amatoriali. Abbiamo tuttavia ritenuto opportuno cercare di indagare le cause che possano averne determinato l'affermazione, nonché i motivi nascosti, i frequenti non detto di questa pièce, che sono, secondo noi, alla base della sua duratura affermazione. Trappola per topi affronta infatti, anche se non scopertamente, dei temi universali, il che la rende adatta ad essere colta nei più diversi periodi storici. Un'altra motivazione dei riconoscimenti ottenuti è sicuramente il fatto di essere un'opera 'a strati', cioè variamente intelleggibile dagli spettatori, a seconda del grado di sensibilità o di attenzione. Una parte del pubblico ne può cogliere la trama, la suspense del giallo, altri ne colgono i messaggi di decadenza e di solitudine dei personaggi, altri ancora il pessimismo incombente, la sfiducia nella società moderna. Ma andiamo per ordine.

Trappola per topi affronta diversi motivi già presenti nella letteratura Inglese. Il primo è quello del ritrovo di persone di diversa estrazione in un locale pubblico. Si tratta di una situazione estremamente cara a tutta la letteratura d'oltremanica fin dai suoi esordi, basti pensare ai Canterbury tales di Geoffrey Chaucher , che si sviluppano esclusivamente da questo pretesto. Vale anche la pena di ricordare i ritrovi nelle pensioni, o nei treni, o ancora sulle navi in occasione di lunghe traversate, così cari a scrittori come Forster o Kipling. Dunque la Christie parte da uno stilema tipico della sua terra, anche se a nostro avviso apporta una variante sostanziale: in Trappola per topi, delle persone sconosciute si trovano riunite in un luogo pubblico, fanno conoscenza, la famosa acquainentance inglese, parlano, ma in realtà non comunicano. Nella maggior parte della letteratura precedente il pretesto del ritrovo serviva per dare l'avvio ad un dialogo che coinvolgeva classi diverse di persone, permetteva loro di comunicare, di informare riguardo ai vari modi di vivere, anche di biasimare. Questo in Trappola per topi non accade, ci sarebbero tutti gli elementi, ma tuttavia non accade. Tutti recitano una parte, si intuisce costantemente che il 'non detto' supera il 'detto', che c'è una volontà di nascondere più che di rivelare.

Non vi è niente di esplicito a parte l'intreccio, l'autrice accenna, ma non dice. A tratti sembra che si sia dimenticata delle allusioni fatte, che improvvisamente le interessi solo la trama, poi, altrettanto repentinamente, due parole in fondo ad una battuta ci aprono altri mondi, ci danno altri messaggi, senza che mai lo svolgimento del giallo ne risenta. La Christie era troppo schiva per dare giudizi netti sul mondo in cui viveva, anche nella sua autobiografia tutto è accennato, niente rivelato schiettamente. I giudizi tuttavia ci sono e sembra quasi una sfida lanciata dall'autrice ai suoi investigatori più esperti far sì che vengano scoperti.
L'ispirazione per la trama è tratta da una tematica molto in voga in Inghilterra fra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, gli anni giovanili della scrittrice. Parliamo della violenza perpetrata sui bambini o che riguarda i bambini. La cultura inglese è ricca di ballate popolari su questo argomento, oltre a 'Three blinde Mice' possiamo ricordare 'Little Sir William', dove Sir William viene ucciso dalla sua balia. Troviamo anche numerosi riferimenti letterari, su tutti The Turn of the Screw, di Henry James, che verrà musicato da Benjamin Britten nel 1954.

Altro motivo fondamentale della pièce è l'isolamento in cui si trovano i personaggi. Un isolamento incombente : fin dalle parole della radio, il pubblico è già perfettamente consapevole che l'albergo resterà tagliato fuori dal mondo. Questo è un tema che ossessionerà la letteratura Inglese degli anni cinquanta, basti ricordare l'isolamento della società di bambini sull'isola del Signore delle Mosche, del premio nobel William Golding, o anche quello di tutta la terra di mezzo nel Signore degli Anelli, di J.R.R.Tolkien. La tematica deriva sicuramente dal secondo dopoguerra inglese, da una fase in cui l'Inghilterra si trova ad avere vinto la guerra con enormi sacrifici e nonostante ciò ad aver perduto, a danno degli Stati Uniti, il ruolo di prima potenza mondiale. Inoltre l'impero coloniale è in irreversibile dissoluzione, ricordiamo la traumatica indipendenza dell'India del 1947. Come altri scrittori anche la Christie accentua questo tema, quasi prendendo Monkswell Manor ad archetipo di tutta l'Inghilterra. La pensione infatti altro non rappresenta che il suo paese in lento e costante declino. Leggiamo dalle indicazioni sceniche riguardo alla casa : 'Più che un'antica dimora, il tutto dà l'impressione di una casa in cui la stessa famiglia ha vissuto per generazioni disponendo di risorse economiche via via più precarie'. In questo senso Mollie e Giles simboleggiano il tentativo di effettuare il 'ripristino' di uno status antecedente, di un qualche cosa che è andato irrimediabilmente perso. Non a caso giungono costanti i riferimenti ai bisogni materiali, alle scatolette, alle sette ghinee la settimana, al carbone. Ormai ci si arrabatta sulle piccole cose, ma nonostante ciò si tenta di dare ancora un'apparenza di rispettabilità. Altro particolare importante: la casa è un'eredità, ed essi hanno il dovere di far rivivere quel posto, in un certo qual modo di conservare la tradizione.

Questo tentativo di ricostruzione che posa su una base antica sarà messo a dura prova dall'arrivo degli ospiti, che rappresentano la nuova società, la nuova gente che viene per abitare la vecchia casa, per darle nuovo lustro. Il primo a giungere è Christopher Wren, ed è con lui che la Christie inizia il suo grande gioco di allusioni e di accenni. Christopher può sembrare una caricatura, ed in parte lo è, ma si comprende anche che il suo essere caricaturale è un gioco, egli infatti fin dall'inizio dice alcune cose, buttate lì con semplicità, che rivelano però la possibilità di leggere questo personaggio a vari livelli. Tutto sembra casuale ma niente lo è, tutto sembra frutto di un dialogo tipicamente vittoriano, ma le allusioni giungono inaspettate e pungenti. Intanto l'accenno al tavolo rotondo, alla scelta dei tavolini singoli. Parrebbe un banale dialogo riguardo al mobilio se poi, poco dopo, non arrivasse l'osservazione: '...certo se si possiede un grande tavolo di mogano, bisognerebbe anche avere la giusta famiglia da metterci intorno.' La 'giusta famiglia' ormai non c'è più, inutile cercare di ricostruirla. Anche l'immediato contrasto con Giles è indicativo: già il primo ospite sembra mettere in dubbio con il suo comportamento, la sicurezza, la rispettabilità che Giles cerca di mostrare. Christopher vi allude quasi scopertamente : '...un padre con la barba, severo e prolifico...' Il secondo ospite a giungere è la sig.ra Boyle, donna pungente e antipatica. Essa critica tutto e tutti, ha il ruolo di rappresentare la vecchia generazione, contro cui tutti gli ospiti della casa sembrano avere un conto in sospeso, e non a caso proprio la sig.ra Boyle finirà uccisa alla fine del primo atto. In fondo è lei la colpevole generazionale, è lei, e quelli come lei, che hanno portato l'Inghilterra, perciò di riflesso Monkswell Manor, nelle condizioni in cui ora si trova. La vecchia società, il vecchio 'establishment' si diceva ai tempi in Inghilterra, e notiamo che la signora usa spesso questa parola per indicare la pensione, deve essere prima eliminata affinché sia possibile creare una nuova convivenza. Al loro arrivo sia il maggiore Metcalf che la sig.na Casewell danno l'impressione di un voluto anonimato, entrambi appaiono eccessivamente refrattari ad intavolare un dialogo. L'ultimo ospite a giungere è Paravicini, anch'egli un personaggio sopra le righe, una caricatura di se stesso, colui che si maschera dietro una finzione perché è per lui l'unico modo di vivere, di interagire con la società, egli profitta della situazione e riesce ad adattarsi a tutto.

Via via che la storia procede si insinua negli spettatori il dubbio che quasi tutti i personaggi stiano recitando una parte, stiano tentando di essere ciò che non sono. Questo vale per Christopher, finto ingenuo e finto insicuro, che in realtà si verrà a sapere essere un disertore; la Casewell, finta sicura; Paravicini, finto straniero; Metcalf, tranquillo maggiore che però si scopre in occasione dei suoi scatti verso la Boyle; lo stesso Giles, finto gentiluomo vittoriano, o maldestro tentativo di esserlo, che si rivela per quello che è fin dall'inizio nei suoi attacchi alla Sig.ra Boyle o a Christopher; e Mollie che, pur nella sua ingenuità, sembra avere costantemente qualche cosa da nascondere. Solo la Sig.ra Boyle ricalca lo stilema di una anziana e acida donna vittoriana ed il suo personaggio non presenta dubbi. Mentre il sergente Trotter, almeno per tutto il corso del primo atto e buona parte del secondo, pare essere il tipico agente inglese dal linguaggio secco e funzionale.

Il giallo procede spedito e gli ospiti della pensione, data la loro ambiguità, hanno tutti buoni motivi per essere sospettati. Chi sembra avvedersi della tensione che si viene a creare è Mollie. La padrona di casa continua imperterrita ad avere in tutti una grande fiducia ed è l'unica a credere realmente nella possibilità del ripristino di una società accettabile anche partendo da presupposti poco chiari. Solo il colloquio finale fra lei e Trotter farà crollare definitivamente tutte queste certezze e farà vedere a Mollie il vero volto dei personaggi che abitano Monkswell Manor. L'investigatore getta una luce sinistra su tutti, tutti sono sospettabili, ma c'è di più, tutti sono socialmente poco affidabili, hanno qualcosa da nascondere, o provengono da situazioni ambigue. E' la stessa Mollie ad avvedersene quando cerca di discolpare Christopher. Trotter fa cadere il sospetto sullo stesso Giles, distruggendo ogni illusione in cui Mollie sembrava ancora cullarsi. La ricostruzione di uno status effettuata facendo finta che nulla sia successo, che sia possibile ripristinare tutto come era prima, si rivela essere una speranza fallace, un'autoillusione. Chi le apre gli occhi è proprio la vittima del sistema precedente, anche se questo il pubblico lo scoprirà solo dopo, colui che non può essere accettato dal nuovo sistema, dalla nuova costruzione sociale, proprio a causa dei danni derivanti dal passato, che si era tentato di eliminare definitivamente con l'uccisione della Boyle. Trotter è la vera vittima, su di lui è stata compiuta la violenza, la violenza del mondo 'antico', che sembra essere cambiato, ma che in realtà non lo è, portando ancora una volta non all'esclusione, alle percosse e ai maltrattamenti, ma ben peggio alla pazzia. Pazzia che deriva dalla scoperta che in fondo il mondo nuovo, ed è una scoperta sia per Trotter che per Mollie, non è migliore del precedente, ma ben peggiore : è una realtà in cui il male non è più chiaramente intelleggibile, non è più univoco, ma è ovunque, si annida nelle parole di ogni personaggio, nell'ambiguità, nel sospetto, nell'incapacità di discernere che porta alla schizofrenia. Tutti sono in trappola, non perché esclusi dal mondo, ma perché intrappolati dal loro passato, un passato orribile che non permette di costruire le basi di un nuovo presente. Tutti, a parte il defilato Metcalf, appaiono dei reietti della società, e nonostante ciò sono intrappolati da quella stessa società opprimente che ognuno di loro contribuisce ad alimentare. Essi sono dei prigionieri e tali si sentono, parlano ma non comunicano, preferiscono recitare, creando fra di loro, ma anche con gli spettatori, barriere che non si scioglieranno mai del tutto, neanche nella catarsi finale fra i due fratelli, che è volutamente scarna, zeppa di 'non detti', anche nel momento massimo della tensione.

E' la fine di un mondo come l'autrice lo conosceva, la tragedia della guerra ha influito notevolmente su questo, i due fratelli ricordano la loro vita precedente, vi è un accenno idillico all'infanzia, ma i silenzi che seguono sono la riprova che quel mondo, la più intelleggibile Inghilterra dell'anteguerra, è andato irrimediabilmente perso. Ora invece si può indagare le cause che portano ai problemi, ma non è possibile spiegarle, per cui è necessaria un'abdicazione della parola, che non serve più per spiegare, ma solo per parlare. L'assurdità impera. Non vi sono più riferimenti, e Mollie e Giles, in chiusura, altro non possono fare che tornare a degli stilemi vittoriani, ad un dialogo tanto formale, quanto falso. Si capisce che questo è solo un tentativo, che l'unione ormai non è più possibile se non su basi di falsità e di estraneità, non per niente si regalano cose che ad entrambi sono indifferenti. L'unica e ultima risposta è il rifugio in una finta decenza, in una finta civiltà.

Trappola per Topi è l'ultima espressione del teatro Inglese a trattare questi temi per accenni, le altre risposte degli anni cinquanta saranno l'aggressività impotente di Osborne e il non-sense di Beckett e Pinter. Per la Christie è la fine di un sistema di valori, di una società comunque e irrimediabilmente perduta nel tempo, che si riesca o meno a salvare il pasticcio che brucia.

Raffaello Malesci
...continua



Spettacolo di repertorio non più disponibile per la messa in scena.

Regia   Giuseppe Masneri
     
Scene e costumi   Domenico Franchi
Luci   Giuseppe Masneri, Maurizio Balzarini
Musiche originali   Raffaele Olivieri
Consulenze interpretative   Livia Castellini
Consolle tecnica   Davide Cornacchione
Voce fuori campo   Renata Zilioli
Decorazioni scenografiche   Roberto Gargioni
Sartoria   Luisa Danesi
Costruzioni scenografiche   Gianfermo Duranti
Assistente realizzazione scene   Andrea Pozzi
Segreteria   Raffaella Bazzoli
Assistente di sala   Ingrid Bodeo, Elena Danesi
Grafica   Maurizio Balzarini
     
Personaggi   Interpreti
Mollie Ralston   Gloria Fenaroli
Giles Ralston   Raffaello Malesci
Christopher Wren   Alberto Cella
Signora Boyle   Cristina Scalmana
Maggiore Metcalf   Cesare Ferrari
Signorina Casewell   Stefania Odolini
Signor Paravicini   Ugo Cicoli
Sergente Trotter   Vittorio Cominardi
     
     
Ringraziamenti   Foto Gek di Montichiari
       
       
Condividi su facebook! Condividi  
       




 
Produzione teatrale di repertorio
 
 
 
Commedie
   
  Il ventaglio di Lady Windermere
  Sarto per Signora
  In dolce attesa
  Il gioco dell'amore e del caso
  Tredici a Tavola
  La Madre Amorosa
  Donna Rosita nubile
  Il misantropo
  Le vedove allegre
  Il giro del mondo in 80 giorni
  L'abito non fa il monaco
  La casa nuova
  A scatola chiusa
  Una donna senza importanza
  Pene d'amor perdute
  Donne
  Occupati di Amelia!
  La donna volubile
  L'affarista Mercadet
  La commedia del mendicante
  8 donne
  Novecento
  Le nozze di Figaro
  L'hotel del libero scambio
  I giochi della follia ovvero la pergola
  Moglie... o attrice? ovvero il marito della debuttante
  Il giardino dei ciliegi
  Il borghese gentiluomo
  L'impresario delle smirne
  La guerra degli asparagi
  La paziente - Pomeriggio al mare
  Un cappello di paglia di Firenze
  Il volpone
  La strana coppia
  Il cavaliere della rosa
  Sogno di una notte di mezza estate (2006)
  Le cognate
  Cosi e' (se vi pare)
  La commedia degli equivoci
  Knock o il trionfo della medicina
  Un marito ideale
  Le nozze di Figaro (stagione 2005/2006)
  La palla al piede
  La cena dei cretini
  I due pantaloni ovvero i mercatanti
  Gl'innamorati
  Il tacchino
  Sherlock Holmes e il mistero dei Baskerville
  La brocca rotta
  Il trionfo dell'amore
  Molto rumore per nulla
  Che inenarrabile casino !
  Il bugiardo
  Il carnevale degli insetti e la misteriosa scomparsa di W
  Delitti di famiglia
  L'importanza di chiamarsi Ernesto
  La visita della vecchia signora
  La bisbetica domata
  Tutto è bene quel che finisce bene
  La cucina
  Storie di cronopios e famas
  Girotondo
  Il ventaglio
  Le allegre comari di windsor
  Fossi in voi ci penserei
  Il mondo alla rovescia
  Romolo il grande
  Gli acarnesi
  Sogno di una notte di mezza estate (1998)
  Le cognate (1998)
  Anatol
  Le donne a parlamento
  Jacques e il suo padrone
  Non sparate sulla mamma
  Vinzenz e l'amica degli uomini importanti
  Trappola per topi
Teatro di intrattenimento
   
Teatro per ragazzi
   
Rievocazioni storiche
   
Drammi
   
Letture
   
Cabaret
   
Teatro classico
   
Teatro contemporaneo
   
Teatro sperimentale
   
Spettacoli scuola dell'attore
   


  Teatro per ragazzi
  Dal 2004 Il Nodo Bimbi si dedica
alla produzione di commedie
per ragazzi e didattica teatrale
per l'infanzia...
   
  Approfondisci

  Scuola dell'attore
  Un progetto articolato
di scuola di teatro attivo
in provincia di Brescia
dal 1990
   
  Approfondisci
  Newsletter
  Tutte le news
ed informazioni sugli
spettacoli e non solo...
   
  Iscriviti ora!
   
 
Home / Calendario spettacoli / Rassegne teatrali / Produzione teatrale
Compagnia Teatrale / Scuola dell’attore / Contatti / Credits
     
Il Nodo Teatro Associazione Culturale s.s.l. Privacy - Contattaci   Contattaci!
 
sponsor by
Itsol